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Articolo 10: Neuroprotezione – La cannabis può rallentare la progressione?

Articolo 10: Neuroprotezione – La cannabis può rallentare la progressione?

 

In tutti gli articoli precedenti abbiamo visto come la cannabis aiuti a gestire il tremore, il dolore e il sonno. Questi sono i cosiddetti benefici "sintomatici". Ma la domanda che ogni paziente e ogni familiare si pone è un'altra: "Esiste qualcosa che possa fermare, o almeno rallentare, la morte dei neuroni?".

​Qui entriamo nel campo della neuroprotezione. La ricerca scientifica sta studiando con enorme interesse se i cannabinoidi possano agire come uno "scudo" per i neuroni che producono dopamina. In questo articolo approfondito, vedremo come la cannabis combatte i tre grandi nemici del cervello parkinsoniano: lo stress ossidativo, la neuroinfiammazione e l'accumulo di proteine tossiche.

​1. Il nemico invisibile: Lo Stress Ossidativo (La "ruggine" dei neuroni)

​Per capire come funziona la neuroprotezione, dobbiamo immaginare i neuroni come dei piccoli motori. Ogni motore, mentre lavora, produce dei gas di scarico. Nel cervello, questi gas di scarico si chiamano radicali liberi.

​In un cervello sano, esistono sistemi di pulizia (gli antiossidanti) che eliminano questi gas. Nel Parkinson, però, i "gas di scarico" sono troppi e i sistemi di pulizia sono rotti. Il risultato? I neuroni iniziano ad "arrugginire" e morire. Questo processo si chiama stress ossidativo.

L'azione della Cannabis:

Il CBD (Cannabidiolo) è una delle molecole antiossidanti più potenti scoperte in natura. La sua struttura chimica gli permette di neutralizzare i radicali liberi molto meglio di quanto faccia la Vitamina C o la Vitamina E. Assumere CBD è come passare uno strato di "antiruggine" sui neuroni, aiutandoli a resistere all'usura del tempo e della malattia.

​2. Spegnere l'incendio: La Neuroinfiammazione

​Oggi sappiamo che il Parkinson non è solo una perdita di cellule, ma un vero e proprio "incendio" biochimico. Nel cervello dei pazienti, delle cellule chiamate microglia (che dovrebbero essere i nostri spazzini e difensori) impazziscono. Invece di proteggere i neuroni, iniziano ad attaccarli, rilasciando sostanze infiammatorie che accelerano la progressione della malattia.

L'azione della Cannabis:

Qui entrano in gioco i recettori CB2. Questi recettori si trovano principalmente sulle cellule del sistema immunitario e sulla microglia. Quando la cannabis (specialmente il CBD e il terpene Beta-Cariofillene) attiva i recettori CB2, invia un segnale di "cessate il fuoco".

La microglia si calma, smette di produrre sostanze tossiche e torna a fare il suo lavoro di pulizia. Spegnere questo incendio cronico è fondamentale per dare ai neuroni superstiti una possibilità di sopravvivere più a lungo.

​3. I "corpi di Lewy" e la pulizia cellulare

​Come abbiamo accennato nel primo articolo, il marchio di fabbrica del Parkinson è l'accumulo di una proteina chiamata alfa-sinucleina, che si raggruppa formando i cosiddetti "Corpi di Lewy". Questi ammassi sono come spazzatura ingombrante che soffoca la cellula dall'interno fino a ucciderla.

L'azione della Cannabis:

Alcune ricerche recenti suggeriscono che il sistema endocannabinoide aiuti a regolare l'autofagia, che è il sistema di riciclaggio interno della cellula. In parole semplici, i cannabinoidi aiutano le cellule a "portare fuori la spazzatura" (le proteine tossiche) prima che queste diventino letali. Sebbene gli studi siano ancora in gran parte condotti in laboratorio, i risultati indicano che i neuroni trattati con cannabinoidi accumulano meno proteine tossiche rispetto a quelli non trattati.

​4. Mitocondri: Le batterie del neurone

​I neuroni hanno bisogno di molta energia, prodotta da minuscole batterie chiamate mitocondri. Nel Parkinson, queste batterie tendono a scaricarsi o a rompersi.

Il CBD ha dimostrato di poter stabilizzare la membrana dei mitocondri, assicurando che il neurone abbia sempre l'energia necessaria per funzionare. Un neurone con le "batterie cariche" è un neurone molto più resistente alla neurodegenerazione.

​5. Dalla provetta al paziente: Quali sono le prove reali?

​È importante essere onesti e chiari: la maggior parte delle prove sulla neuroprotezione viene da studi in vitro (cellule in provetta) o su modelli animali. Non abbiamo ancora una prova definitiva nell'uomo che dica: "Prendendo cannabis, il Parkinson si ferma".

​Tuttavia, gli studi osservazionali sui pazienti che usano cannabis medica per anni mostrano spesso un declino motorio più lento rispetto a chi non la usa. Questo suggerisce che, mentre la scienza lavora per confermare i meccanismi molecolari, la pratica clinica sta già vedendo dei segnali di speranza.

​In sintesi per il pubblico

​La cannabis medica non è solo un "cerotto" per i sintomi di oggi. Grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, agisce come una strategia di difesa integrata. È come se offrissimo ai neuroni un ambiente più pulito, meno infiammato e più ricco di energia in cui vivere. Proteggere i neuroni rimasti significa mantenere l'autonomia e la qualità della vita per molti più anni.

​Riferimenti Bibliografici (Didattici e Approfonditi)

  1. Lastres-Becker, I., et al. (2005). "Cannabinoids provide neuroprotection against 6-hydroxydopamine toxicity in vivo and in vitro: relevance to Parkinson's disease." Neurobiology of Disease. Uno degli studi cardine che dimostra come i cannabinoidi proteggano i neuroni dopaminergici.
  2. García, C., et al. (2011). "Symptom-relieving and neuroprotective effects of the phytocannabinoid Δ9-THCV in animal models of Parkinson's disease." British Journal of Pharmacology. Studio specifico sulla molecola THCV come scudo per il cervello.
  3. Hampson, A. J., et al. (1998). "Cannabidiol and (-)Δ9-tetrahydrocannabinol are neuroprotective antioxidants." Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Il famoso studio (brevettato persino dal governo USA) che descrive la cannabis come antiossidante superiore.
  4. Fernández-Ruiz, J., et al. (2013). "Cannabinoids in neurodegenerative disorders and stroke/brain trauma: from preclinical models to clinical applications." Neurotherapeutics.
  5. Peres, F. F., et al. (2018). "Cannabidiol as a Promising Strategy to Treat and Prevent Movement Disorders?" Frontiers in Pharmacology.

Prossimo articolo: Sintomi Non-Motori: Stipsi, pressione arteriosa e problemi digestivi. Come la cannabis aiuta il "secondo cervello" (l'intestino) nel paziente parkinsoniano.

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