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Articolo 13: Interazioni Farmacologiche – Cannabis e Levodopa possono convivere?

Articolo 13: Interazioni Farmacologiche – Cannabis e Levodopa possono convivere?

 

​Il Morbo di Parkinson viene solitamente gestito con un "cocktail" di farmaci: la Levodopa per ripristinare la dopamina, i dopamino-agonisti per stimolare i recettori, e magari inibitori (come i MAO-B o i COMT) per far durare l'effetto più a lungo. Quando aggiungiamo la cannabis medica, stiamo inserendo nuovi attori in una scena già affollata.

​La buona notizia è che, secondo la letteratura scientifica attuale, la cannabis è generalmente molto ben tollerata in combinazione con le terapie tradizionali. Tuttavia, esistono delle regole di "buon vicinato" biochimico che dobbiamo conoscere.

​1. Il "traffico" nel fegato: Il sistema dei Citocromi

​Quasi tutti i farmaci che ingeriamo passano per il fegato, dove un gruppo di enzimi chiamato Citocromo P450 si occupa di smontarli per permettere al corpo di eliminarli.

Cosa succede con la Cannabis?

Il CBD (Cannabidiolo) è un "competitore" molto forte per questi enzimi. Se il fegato è impegnato a smaltire il CBD, potrebbe rallentare lo smaltimento di altri farmaci.

  • L'effetto: Se un farmaco rimane nel sangue più a lungo del previsto, la sua concentrazione sale, aumentando il rischio di effetti collaterali.
  • Nel Parkinson: Questo accade raramente con la Levodopa, ma può accadere con farmaci per la pressione, anticoagulanti o alcuni antidepressivi. È per questo che il medico deve sempre conoscere l'intero elenco dei farmaci assunti.

​2. Sinergia positiva: Potenziare la Levodopa

​Uno degli aspetti più interessanti dell'interazione riguarda la capacità della cannabis di migliorare l'assorbimento e l'efficacia della Levodopa.

Come abbiamo visto nell'articolo 11, il Parkinson rallenta lo stomaco. Se la cannabis aiuta lo stomaco a svuotarsi più velocemente, la Levodopa arriva nell'intestino (dove viene assorbita) in modo più rapido e prevedibile.

​Molti pazienti riferiscono che, una volta stabilizzata la terapia con cannabis, gli episodi di "OFF" (i momenti in cui il farmaco smette di funzionare improvvisamente) diventano meno frequenti e meno violenti.

​3. La gestione della pressione e del cuore

​Molti pazienti parkinsoniani assumono farmaci per l'ipertensione o per problemi cardiaci.

  • THC e frequenza cardiaca: Il THC può causare un leggero aumento del battito (tachicardia) nei primi 15-30 minuti dall'assunzione. Se combinato con farmaci che già influenzano il cuore, va monitorato.
  • Pressione: Entrambi possono abbassare la pressione. Se un paziente prende già pillole per la pressione alta e aggiunge cannabis, potrebbe verificarsi un calo eccessivo (ipotensione). In questi casi, spesso il medico decide di ridurre gradualmente il dosaggio del farmaco tradizionale.

​4. Sonnolenza e sedazione combinata

​Se il paziente assume farmaci per l'ansia (benzodiazepine come il Valium o lo Xanax) o farmaci per il sonno, l'aggiunta di cannabis può sommare gli effetti sedativi.

È importante non guidare o svolgere attività pericolose durante le prime fasi dell'integrazione, finché non si capisce come il "duetto" tra cannabis e sedativi influisce sulla lucidità mentale.

​5. Consigli pratici per la sicurezza

​Per far sì che la convivenza tra farmaci sia armoniosa, seguiamo queste tre regole:

  1. Distanziamento temporale: Spesso si consiglia di assumere l'olio di cannabis a distanza di almeno 2 ore dagli altri farmaci orali. Questo riduce la competizione diretta nello stomaco e nel fegato.
  2. Monitoraggio costante: Nei primi 15 giorni, è utile tenere un diario: "Ore 10:00 Levodopa, Ore 12:00 Cannabis. Come mi sento?".
  3. Mai sospendere i farmaci tradizionali: La cannabis è un supporto, non un sostituto. Eventuali riduzioni della Levodopa devono essere decise esclusivamente dal neurologo.

​In sintesi per il pubblico

​La cannabis medica e i farmaci tradizionali per il Parkinson non sono nemici; sono più simili a due musicisti che devono imparare a suonare insieme. La cannabis può rendere la Levodopa più efficace e tollerabile, a patto di rispettare i tempi del corpo e di mantenere una comunicazione aperta tra paziente, neurologo e medico prescrittore di cannabis.

​Riferimenti Bibliografici

  1. Stout, S. M., & Cimino, N. M. (2014). "Exogenous cannabinoids as substrates, inhibitors, and inducers of human drug metabolizing enzymes." Drug Metabolism Reviews. Lo studio di riferimento sulle interazioni nel fegato.
  2. Yamaori, S., et al. (2011). "Potent inhibition of human cytochrome P450 3A enzymes by cannabidiol: structure-activity relationship and mechanism-based inactivation." Life Sciences.
  3. Gugliandolo, A., et al. (2017). "Cannabinoids in the Treatment of Neurodegenerative Diseases." International Journal of Molecular Sciences. Analisi della sicurezza della co-somministrazione.
  4. Grayson, L., et al. (2018). "Drug-drug interactions with cannabidiol (CBD) in the context of other medications." Epilepsy & Behavior. Sebbene focalizzato sull'epilessia, fornisce dati fondamentali per tutte le patologie croniche.
  5. Bruni, N., et al. (2018). "Cannabinoid Delivery Systems for Pain and Inflammation Treatment." Molecules.

Prossimo articolo: Metodi di Assunzione: Olio, vaporizzazione o compresse? Vedremo quale via è più adatta per ogni sintomo specifico.

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