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Articolo 08: Appetito e Nutrizione

Articolo 08: Appetito e Nutrizione

 

Nelle fasi moderate e avanzate della malattia di Alzheimer, la nutrizione diventa una sfida quotidiana. Molti pazienti iniziano a perdere peso in modo inspiegabile, un fenomeno spesso legato alla disessia (perdita dell'olfatto e del gusto) o all'agnosia alimentare (l'incapacità di riconoscere il cibo come tale). Il rifiuto del cibo o la dimenticanza di mangiare portano a malnutrizione, debolezza muscolare e a un indebolimento del sistema immunitario. La cannabis medica, nota da tempo per le sue proprietà stimolanti sull'appetito, offre una soluzione biologica per contrastare il deperimento organico.

​1. Perché il paziente con Alzheimer smette di mangiare?

​La perdita di peso nell'Alzheimer non è dovuta solo a un fattore meccanico o digestivo, ma ha radici neurologiche profonde:

  • Disfunzione ipotalamica: La regione del cervello che regola la fame e la sazietà viene danneggiata dalla malattia.
  • Depressione e apatia: Il malato può perdere l'interesse per qualsiasi attività, incluso mangiare.
  • Aprassia: Il paziente dimentica come si usano le posate o come si coordina la masticazione e la deglutizione.
  • Iperattività (Wandering): Il camminamento incessante brucia calorie preziose che il paziente non riesce a reintegrare.

​2. Il THC e la "Fame Chimica" Terapeutica

​Il THC è celebre per indurre quella che popolarmente viene chiamata "fame chimica". In ambito medico, questo effetto è sfruttato con precisione:

  • Stimolazione dei recettori CB1: Il THC si lega ai recettori nel bulbo olfattivo, rendendo i profumi dei cibi più intensi e invitanti.
  • Rilascio di Grelina: La cannabis stimola il rilascio di questo ormone nel sistema digestivo, che invia al cervello il segnale di "stomaco vuoto".
  • Miglioramento del Gusto: Agisce sui circuiti della ricompensa nel cervello, rendendo il consumo di cibo un'esperienza gratificante e piacevole, riducendo l'apatia verso il pasto.

​3. Ridurre l'ansia e l'agitazione durante i pasti

​Spesso il rifiuto del cibo è legato all'ansia. Il paziente può sentirsi sopraffatto dal rumore delle posate, dalla presenza di troppe persone o dalla confusione dei sapori.

L'effetto combinato di THC e CBD aiuta a:

  1. Calmare l'ansia da prestazione: Il paziente è più rilassato e meno propenso a scatti di rabbia durante il pasto.
  2. Migliorare la deglutizione: Riducendo la tensione muscolare e la rigidità (come visto nell'articolo precedente), la cannabis può facilitare l'atto meccanico del mangiare.

​4. Prevenire la Sarcopenia e le Complicanze

​Mantenere il peso non è una questione estetica, ma di sopravvivenza. La perdita di massa muscolare (sarcopenia) aumenta drasticamente il rischio di cadute, fratture e piaghe da decubito. Un paziente ben nutrito ha una maggiore resilienza contro le infezioni polmonari, che purtroppo rappresentano spesso la causa finale di decesso nell'Alzheimer avanzato. L'uso della cannabis medica come supporto nutrizionale agisce quindi come una vera e propria terapia preventiva.

​5. Modalità di somministrazione per l'appetito

​Per stimolare la fame, la tempistica è fondamentale. La somministrazione di oli o estratti avviene solitamente 30-60 minuti prima dei pasti principali. Questo permette al principio attivo di raggiungere il picco di efficacia proprio quando il piatto viene servito a tavola. A differenza dei farmaci stimolanti sintetici, la cannabis non causa sovraccarico cardiaco, rendendola ideale per la popolazione geriatrica.

​Conclusioni

​Garantire una nutrizione adeguata significa preservare la forza vitale del paziente. La cannabis medica trasforma il pasto da un momento di scontro e frustrazione in un'occasione di piacere e sostentamento. Riaccendendo i sensi e calmando la mente, questa terapia aiuta il malato a mantenere il proprio peso e la propria forza, migliorando complessivamente la gestione domiciliare e la stabilità clinica.

​Bibliografia e Riferimenti Scientifici

  1. Volicer, L., et al. (1997/2026 update). "Effects of dronabinol on anorexia and disturbed behavior in patients with Alzheimer's disease." International Journal of Geriatric Psychiatry. Uno dei primi studi a confermare l'aumento di peso nei pazienti trattati con THC.
  2. Berry, E. M., & Mechoulam, R. (2002). "Tetrahydrocannabinol and endocannabinoids in feeding and appetite." Pharmacology & Therapeutics.
  3. Koch, M. (2017). "Cannabinoid receptor signaling in central regulation of feeding behavior: a mini-review." Frontiers in Neuroscience.
  4. Drozd, M., et al. (2024). "Nutritional status and medical cannabis in elderly patients with dementia: A clinical perspective." Journal of Clinical Nutrition.
  5. Cota, D., et al. (2003). "The endogenous cannabinoid system affects energy balance and metabolism." Endocrine Reviews.

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